Se questo è un uomo
Nell'ambito della IX edizione di Parma 360 dal 12 aprile al 25 maggio, Palazzo del Governatore ospiterà una mostra collettiva ispirata all’omonimo romanzo di Primo Levi.
La mostra propone, attraverso la rilettura del libro di Levi, un affresco sull’umanità del Novecento, che ha vissuto i drammi della guerra, la frammentazione dell’identità e l’irruzione dell’inconscio.
L’esposizione costituisce una testimonianza dell’impegno morale dell’arte nel risvegliare le coscienze di fronte alla tragedia della guerra, alla follia dei campi di sterminio e alla strenua lotta delle resistenze. Tra le opere esposte ci sono quelle di Aldo Carpi (apprezzato professore dell'Accademia di Belle Arti di Milano e, in seguito, internato nel campo di concentramento di Mauthausen-Gusen), degli artisti del Realismo Esistenziale di area milanese come Bepi Romagnoni, Giuseppe Guerreschi, Gianfranco Ferroni, Mino Ceretti, Tino Vaglieri e di autori provenienti da altre sedi come Renzo Vespignani e Alberto Sughi.
Le opere di questi artisti delineano non soltanto un’avventura di carattere estetico, ma definiscono il sentimento di un’intera generazione segnata dalla Guerra e tesa tuttavia a costruirsi un futuro sulle macerie del proprio passato. Questi artisti operano con lo stesso orientamento poetico, con la stessa dichiarata indignazione verso la ferocia del potere, la precarietà dell’esistenza, il disagio e la solitudine dell’uomo moderno.
Uno spazio è dedicato alla statuaria della Memoria e della Resistenza realizzata da scultori che, all’indomani della Liberazione, indirizzano la loro ricerca verso una missione dai risvolti etici e morali, anche attraverso commissioni pubbliche. I soggetti di ispirazione partigiana dominano di conseguenza buona parte della produzione italiana di quegli anni, in particolare della scultura monumentale. Tra questi, Luciano Minguzzi, a cui venne commissionata la realizzazione del Monumento al Partigiano e alla Partigiana (1947), in memoria della battaglia antinazista di Porta Lame a Bologna, Mario Mazzacurati, autore assieme all’Architetto Lusignoli, del Monumento al Partigiano (1954-56) situato a Parma in Piazzale della Pace e, infine, il cancello bronzeo del Mausoleo delle Fosse Ardeatine realizzato nel 1950 dallo scultore Mirko Basaldella, a cui allude la scultura “Motivo spinato” in esposizione.
Al tempo stesso, la mostra indaga il volto e la figura umana nel Novecento, sempre più spesso espressione del male e della sofferenza, riflesso di un' “umanità dolente”. I volti e i corpi, privi di tratti fisionomici definiti, sono sfigurati da smorfie o urla e recano impresso il marchio di un dolore acuto e l’assenza di speranza dell'uomo contemporaneo. Ne sono un esempio le opere di Francis Bacon, le cui figure mostruose e deformate ispireranno tutta la successiva generazione di autori contemporanei.
Nella sezione del contemporaneo sono presenti le opere degli artisti della corrente della cosiddetta Nuova Figurazione Italiana, nati tra gli anni Sessanta e gli Ottanta, dallo stile post-espressionista oppure iper-realista, dalla linea dolce oppure più graffiante, dal tono pittorico evocativo e simbolico oppure marcatamente crudo. Qui la figura umana sembra vivere in una prigionia di terrore, solitudine e sofferenza interiore, come se fosse in un pre-Inferno terreno, dove l’uomo perde il suo nome, il suo volto, la dignità e la speranza.
Dalle scene di guerra, violenza, tortura, persecuzione e disumanità, raffigurate nelle opere di Paul Beel, Francesco Lauretta, Enrico Robusti, Sergio Padovani, alla quadreria con “un comune campione di umanità” (Primo Levi) debole e indifeso di Agostino Arrivabene, Paul Beel, Roberto Coda Zabetta, Marco Fantini, Greta Frau, Giovanni Iudice, Federico Lombardo, Paolo Maggis, Andrea Martinelli, Lorenzo Puglisi, Desiderio Sanzi, Santiago Ydanez.
Infine un’ultima sezione è dedicata al rapporto tra arte, tecnologia e Intelligenza Artificiale e al connubio tra uomo-animale e uomo-macchina, per riflettere sull’importanza dell’esercizio consapevole della ragione in ogni campo e sui rischi in cui incorre l’umanità nel delegare ad altri il proprio giudizio e la propria volontà (Giuseppe Lo Schiavo, Davide Maria Coltro e Mario Klingemann).
SE QUESTO È UN UOMO.
L’Arte ricorda. L’Umanità resiste.
Opere 1945-2025
A cura di Chiara Canali
PALAZZO DEL GOVERNATORE
Parma, Piazza Garibaldi
Da mercoledì a domenica: 10.00 – 19.00