Giacomo Balla e la musica. L’arte della sinestesia
Sabato 6 dicembre alle 17.30, al Palazzo del Governatore, incontro con Simona Tosini Pizzetti e Giuseppe Martini dedicato al rapporto tra l’artista futurista e la musica e alla sua collaborazione con Francesco Balilla Pratella.
Sabato 6 dicembre, alle ore 17.30, è in programma, a Palazzo del Governatore, “Giacomo Balla e la musica. L’arte della sinestesia”: un nuovo appuntamento del ciclo di incontri collaterali alla mostra “Giacomo Balla. Un universo di luce” che vedrà Simona Tosini Pizzetti, coordinatrice scientifica della mostra, insieme al critico musicale Giuseppe Martini soffermarsi sul rapporto tra Balla e la musica.
Nell’orizzonte del primo Novecento, la musica – spezzando i legami più` rigidi con la tradizione – cerco` un dialogo serrato con le arti visive, in particolare con il colore e con la sua forza espressiva, chiamando in causa tanto la percezione sinestetica quanto le risonanze psichiche. In questo contesto, Balla sviluppò un interesse profondo per suoni, parole e musica e cercò di tradurlo in un linguaggio visivo assolutamente originale, che contribuì`, in modo decisivo, all’avanguardia del suo tempo.
Già nelle opere giovanili di Balla si possono riconoscere tracce dell’interesse per suono, parola e ritmo, ma è successivamente che tale interesse matura e diventa parte integrante della sua ricerca. Nel 1910, con il grande dipinto Villa Borghese - Parco dei Daini, l’artista dichiara di essersi ispirato ai suoni e alle sensazioni avvertiti nei giardini della villa, tentando di tradurre in forme e colori l’esperienza del movimento e della percezione. Il ciclo dedicato al parco introduce un’idea di immagine “totale”, attraversata dal mormorio degli elementi naturali, dal vento, dal fruscio delle foglie, dalle vibrazioni della luce; quasi una cadenza animistica che prefigura un autentico dispositivo sinestetico, raro e geniale per l’epoca.
Balla sposta deliberatamente l’attenzione dall’osservazione visiva all’equivalente acustico: nelle sue opere, il rumore della vettura in corsa, si fa trama dinamica di segni, volumi e colori squillanti intrecciati in un continuum energetico che evoca l’esperienza sonora. Dalle automobili e motociclette si passa poi all’immersione nel frastuono urbano della modernità, dove i rumori dei veicoli si confrontano e quasi si oppongono alle voci umane.
In particolare, la vicinanza con Francesco Balilla Pratella – compositore e musicologo tra i padri della musica futurista, amico di Marinetti fin dal 1910 – consolida l’orizzonte interdisciplinare. Pratella pubblica nel 1910 il Manifesto dei musicisti futuristi e nel 1911 il Manifesto tecnico della musica futurista, rivendicando atonalità, enarmonia, polifonia assoluta e ritmo libero; nel 1912 viene presentato come il compositore futurista più rappresentativo.
Per approfondire questo fondamentale aspetto dell’arte di Giacomo Balla in ambito futurista e la sua collaborazione con Francesco Balilla Pratella, l’incontro sarà arricchito dalla proiezione di: Giacomo Balla, Feu D’Artifice, 1916/1917. Azione astratta di luce e colori, su musica di Igor Stravinskij e regia di Sergej Djagilev; Francesco Balilla Pratella, L’Aviatore Dro, 1920 e Francesco Balilla Pratella, Giallo Pallido per quartetto d’archi, Op.39, 1924.
L’ingresso è libero e gratuito fino ad esaurimento dei posti disponibili.