Le serate dei lunedì di luglio si arricchiscono grazie ad una nuova rassegna cinematografica estiva "Lo Spazio dell'Anima", dedicata al rapporto tra architettura, spazio urbano e condizione umana.
Il ciclo di proiezioni, ad ingresso gratuito, è organizzato dal Settore Cultura del Comune di Parma e ideato dall'Ordine degli Architetti di Parma in collaborazione con Emc2 Cooperativa Sociale.
Ogni lunedì di luglio il pubblico sarà invitato a riscoprire l'architettura come dimensione fondamentale dell'esperienza umana: non solo disciplina tecnica, ma linguaggio con cui le società costruiscono la propria identità, memoria e aspirazione. La rassegna si rivolge a un pubblico vasto e trasversale, con l’obiettivo di porre l'architettura al centro di una riflessione culturale accessibile e coinvolgente.
Il primo appuntamento sarà lunedì 6 luglio, con “Visages Villages” (Agnès Varda e JR, 2017, 94'), film documentario nel quale i muri delle città diventano tele che custodiscono la memoria delle persone comuni, rivelando come l'architettura sia uno spazio umano vivo, carico di storie e identità. Il dialogo tra la grande cineasta della Nouvelle Vague e l'artista di strada JR genera un film capace, al contempo, di emozionare e far riflettere.
Il lunedì successivo, 13 luglio, sarà la volta di “Roma” (Alfonso Cuaròn, 2018, 135'), il film segue le vicende di una famiglia borghese e della sua giovane domestica di origine mixteca, Cleo, nella Città del Messico dei primi anni '70, nel quartiere Colonia Roma. La casa Art Déco della famiglia protagonista diventa un utero protettivo e al contempo uno specchio delle divisioni sociali del Messico di quegli anni. Il bianco e nero monumentale di Cuarón trasforma l'architettura domestica in paesaggio dell'anima, rivelando come lo spazio in cui viviamo racconti chi siamo.
Lunedì 20 luglio sarà proiettato “La zona” (Rodrigo Plà, 2007, 97'), thriller sociale ambientato a Città del Messico che racconta la storia di un quartiere residenziale fortificato, i cui abitanti rifiutano le autorità statali e si fanno giustizia da soli. L’architettura e le inquadrature sono utilizzate per comunicare un conflitto spaziale, dove delle vere e proprie barriere fisiche incarnano visivamente la profonda divisione di classe in Messico.
La serata conclusiva si terrà lunedì 27 luglio, con il film “Il processo” (Orson Welles, 1962, 118'), un thriller grottesco in cui il protagonista viene arrestato senza conoscerne i motivi o i capi d’accusa, scontrandosi contro una giustizia labirintica e incomprensibile. Il riuso visionario della Gare d'Orsay di Parigi, da parte di Welles, trasforma lo spazio monumentale in un incubo burocratico ed espressionista. L'adattamento del capolavoro kafkiano si rivela profondamente attuale, lasciando il pubblico con la sensazione fisica di un'architettura che non lascia scampo.