Lo avviarono nel 1939, nel nome, ancora una volta, della "purezza della razza", e lo collocarono ad Alkoven, vicino a Linz, in Austria. Fu nel Castello di Hartheim, sede della struttura di sterminio coinvolta nel programma nazista noto come Aktion T4, che migliaia di bambinə e cittadinə tedeschi, ritenuti mentalmente o fisicamente non idonei, vennero uccisi con gas velenosi. Il candore estetico delle sue mura nascose, per anni, l'intenzione del regime nazista di eliminare le persone con disabilità mentali o fisiche, ritenute "indegne di vivere", attraverso un sistema burocratico efficiente, nelle camere a gas e poi cremati. Nonostante la propaganda cercasse di giustificare queste azioni come atti di "misericordia", la popolazione e le Chiese iniziarono a opporsi a quell'orrore, portando, nel 1941, alla sospensione ufficiale del programma (che, in realtà, proseguì). Secondo le statistiche, nella camera a gas di Hartheim, furono uccise 18.269 cittadinə, nel periodo di 16 mesi tra il maggio 1940 e il 1° settembre 1941, ma, in tutto, si stima che, in quel luogo, furono giustiziate 30mila persone tra malatə, persone con disabilità e prigionierə dei campi di concentramento, tramite monossido di carbonio.

 

Per trasformare l'eco di quell'orrore e mutarlo in un atto di purificazione dal male, in occasione delle celebrazioni del 25 Aprile 2026, nell'ambito del Progetto Permanente sulla Resistenza e l'Olocausto di Lenz, dal 21 al 24 aprile, per il terzo anno consecutivo, dopo Piccine e Bruno Longhi_Le sorelle, nella Sala del Consiglio comunale di Parma (Strada della Repubblica, 1), è in programma l'installazione visuale e sonora site-specific curata dai direttori artistici di LenzMaria Federica Maestri e Francesco PitittoIl Castello, re-edition di Aktion T4 (creazione del 2017, il cui testo originale e l'imagoturgia sono sempre di Pititto), che prende spunto plastico proprio dal Castello di Hartheim, componendo una rielaborazione artistica contemporanea sui temi della discriminazione, dello stigma sociale e della violenza istituzionalizzata sulle persone nate con disabilità fisiche e psichiche durante il nazismo. L'installazione di immagini e parole_fiaba dei bambini e delle bambine con disabilità attiva la coscienza dei partecipanti, attraverso un'esperienza ludico infantile, che si tras-muta in esperienza tragica. Ecco perché (r)esistere risulta essere la forma di restituzione più concreta e tangibile che si deve oggi a chi, allora, non perse mai la dignità all'interno di quelle mura.

In collaborazione con l'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età contemporanea ETS, l'installazione fa parte del progetto permanente dal titolo "Rami e Radiazioni". Sarà gratuitamente fruibile e accessibile a tuttə, compresi i bambini e le bambine, e sarà realizzata con le associazioni territoriali impegnate a sostegno delle persone con disabilità intellettiva.